Autore: Kenou_Sabain
Data: 17-11-04 00:40
Camminava, deciso verso la meta occhi puntati sul piccolo vialetto di ghiaia che stava percorrendo, pur senza mai distrarsi da tutti i piccoli rumori che provenivano dal giardino circostante. Una foglia autunnale che si staccava dal ramo, il gorgoglio della fontana, il frinire delle cicale...riusciva a tenere a mente tutti quei piccoli rumori e sapeva servirsene come un abile direttore d'orchestra. Trascurare anche il dettaglio più insignificante poteva significare morte, e l' Assassino era sempre stato un perfezionista....
Sistemare le guardie al cancello non era stato un problema...ora tutte e due giacevano prive di vita, i corpi accatastati dietro un cespuglio...del tutto normali salvo per quel sottilissimo filo rosso che attraversava il collo: la garotta si era mossa con tanta rapidità che non avevano avuto nemmeno il tempo di rendersi conto di essere prossimi alla morte. Un goccio di veleno nel cibo e anche i cani non offrivano più nessuna protezione.
Camminava, il passo un po più veloce ma allo stesso tempo morbido e aggraziato come quello di un gatto...Ombra nelle ombre, dritto verso il suo obbiettivo.
Si arrampicò con disinvoltura ai pochi appigli che sporgevano dal muro nascondendosi ai flebili raggi di luna che spuntavano ogni tanto dalle dense nuvole nere fino a quando non raggiunse il balcone della camera. Passò con cautela attraverso le imposte scostate dalla brezza autunnale che si stava alzando e trovò un sicuro nascondiglio dietro una grossa tenda di velluto rosso. Da li, illuminata dai raggi della luna poteva guardare l'intera scena: il grosso letto a baldacchino, lui forte e fiero della sua virilità perso con lei in un voluttuoso abbraccio.
Nessuna reazione...si limitò ad osservare con occhio vigile mentre già stringeva tra le mani la sottile lama di uno stiletto.
Continuava a osservarli, e la sua mente tornò per un momento ad un tempo che fu e che non sarebbe mai più stato, quando la sua vita era illuminata dai tiepidi raggi del sole...una piccola ruga all'angolo della bocca, unico simbolo di quella profonda malinconia, ultimo brandello di umanità di un freddo dispensatore di morte.
Poi un gesto, un fremito, un ansimo di lui contenuto a stento,l'apoteosi del piacere...e la lama dell'Assassino, veloce e silenziosa come il suo proprietario a trafiggerlo in piena schiena.
Un interminabile momento di silenzio...
il corpo di lui, a peso morto su quello di lei. le sue mani che esplorano teneramente la sua schiena...una sensazione di umido sul palmo della mano...sangue, la sua mano stretta sull'impugnatura dello stiletto.
Un grido, un pianto a singhiozzi, parole sconclusionate pronunciate a metà ...poi un momento di lucidità ...grida:
<< Dove sei?, perchè lo so che tu sei ancora qui...ti stai divertendo a guardare lo spettacolo? si compiaciti del tuo splendido operato... >>
Non l'ascoltò. Ormai era insensibile a qualunque frase, fosse scherno, fosse paura...uccideva perchè quello era il corso naturale della sua storia. Scivolò di nuovo tra le due vetrate riuscendo ancora ad ascoltare il sussurro di lei:
<<Giuro che ti ucciderò!>>
Spalancò la finestra con un colpo secco di braccia e si mostrò a lei: la sua ombra riflessa dalla luna sul muro:
<<Difficile uccidere chi è già morto!>>
un piccolo inchino di congedo
<< Mia signora...>>
Un salto.
E di nuovo Ombra nelle ombre.
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