Autore: FdL_Jack
Data: 21-10-04 20:46
…e perché avrebbe dovuto?
Chiedere “scusa”?
Quella parola continuava a balenargli per la mente e ad ogni passo la scacciava via come un viscido zanzarone di palude…
“Scusatemi…” pensò… ricostruendo mentalmente, con voce cantilenante, l’assurdo percorso che quella parola gli dettava.
“Scusatemi se mi comporto in modo strano… scusatemi se ho dei sogni che voi non condividete… scusatemi se mi piace la notte… se ogni tanto voglio stare da solo… se il bosco non mi spaventa… se non sopporto i vostri problemi infantili basati su ciò che accade ogni giorno in TV… scusatemi…
se non vi dico mai nulla del mondo fantastico che avete intorno.”
No… non era lui a doversi scusare… non era lui ad essere strano… non era lui che mancava di sincerità a se stesso.
Alzò o sguardo al cielo… era notte… notte fonda… e la limpida sfera di cristallo che lo accompagnava da tutta una vita si stagliava in alto nel cielo non curante di ciò che accadeva davanti ai suoi occhi.
Poi… un qualcosa… d’istintivo… lo bloccò.
Ebbe la strana sensazione di essere osservato…
Aveva imparato a fidarsi del suo istinto… aveva imparato sin da piccolo a valutare bene ciò che il mondo gli diceva ma a prendere alla lettera ciò che il suo istinto gli comunicava.
Lentamente scandagliò il bosco davanti a se e proprio sotto un castagno si accorse di una figura scura che l’osservava.
Dall’abbigliamento che indossava sembrava un cacciatore… ma non era armato.
“Chi c’è?”
A quanto pare l’uomo si era accorto solo adesso della sua presenza e questo gli lasciò intendere che non era a suo agio nel bosco.
“Chiunque siate… andate via.”
Il ragazzo lo fissava silenzioso… come per dare ancora un momento alla sua mente di studiare l’avversario.
“Questa non è una bella notte chiunque tu sia… E’ meglio che torni indietro.”
Notò nella sua voce un tremore quasi impercettibile che gli fece acuire l’espressione della sua infinita paura.
Giocò la sua carta.
Gonfiò la voce con un tono supremo… e poi parlò…
“Per mille e una volta son passato da qui…
In inverno in estate ogni notte e ogni dì…
E se tu fossi un uomo cosciente di se…
Non saresti d’ostacolo per nessuno e per me.”
Non era certo una delle migliori quartine che aveva mai scritto ma la creò lì sul momento e se i suoi calcoli erano esatti l’uomo sarebbe morto di paura e sarebbe andato via.
L’ uomo non morì ma di paura ne ebbe tanta e con voce tremolante rispose:
“Vi prego… chiunque Voi siate… non volevo essere scortese ma abbiamo da stare qui per un problema di grande importanza.”
Il ragazzo ebbe quasi pena di quell’uomo… ma volle informarsi.
“Cosa vi porta in questo bosco buon uomo? Perché le vostre membra non riposano su un letto morbido nell’attesa che torni l’alba?”
Mantenne ancora quella voce altisonante ma la smorzò lievemente per non dare troppo nell’occhio quando alla fine avrebbe dovuto parlare con la sua voce naturale.
“Eeeehh…” fece l’uomo con fare stanco e preannunciando la spiegazione delle sue ragioni.
“La tristezza e la sofferenza mi conducono qui… la tristezza e l’amarezza… e… mia figlia.”
Fece una pausa come se avesse già raccontato questa storia mille volte e mille volte l’aveva fatto invano.
“Cos’ha vostra figlia?”
“Anni fa… mi figlia era una ragazzina vivace… amava stare nel bosco e diceva di avere tanti amici con lei… amici che io e sua madre non abbiamo mai conosciuto… solo lei poteva vederli… o almeno così diceva. Un giorno però… durante una delle sue solitarie passeggiate nel bosco incontrò un ragazzo e dal primo momento in cui lo vide il suo cuore si votò a lui.
Ma quel ragazzo ahimè… non era di questo mondo… e dopo una breve chiacchierata la lasciò da sola in quel bosco maledetto.
La ritrovammo dopo tre giorni, in fin di vita, aveva le labbra arse dal sole e screpolate, era pallida e magra… troppo magra per tre giorni senza cibo né acqua.
I suoi occhi erano vitrei e fissavano il nulla avanti a se.
Sono 6 mesi che cerchiamo una cura per il suo male, ma l’unico antidoto per farla rinsavire e il tempo, questo dicono i dottori… ma io non gli ho creduto… mia figlia è stata stregata… è stata stregata da quel ragazzo e adesso non vive più… attende silenziosa la morte.
Le uniche parole che ripete sono quelle che disse al ragazzo al momento dell’incontro ed è per questo che abbiamo saputo.”
Si appoggiò al castagno coprendosi il viso con una mano in segno di disperazione.
“Capisco…” disse il ragazzo.
“E adesso siete qui giunto per cercare quel ragazzo?”.
Sospirò… poi riprese.
“Adesso siamo qui con una maga… una donna a cui mai avevo pensato di dover ricorrere… in paese tutti sanno che è una strega infida e cattiva… ma lei ha detto a mia moglie che conosceva il rimedio alla malattia di nostra figlia e mia moglie a voluto tentare.
Lei ci ha detto che l’unico modo per guarire la ragazza è quello di catturare una fata ed usare il suo potere per risolvere i nostri problemi.”
“Vi ha mentito.” riprese il ragazzo… quasi ripensando a quel che aveva appena sentenziato.
L’istinto… già … sempre lui.
“La strega vuole il potere della fata per i suoi intrugli malefici, non per salvare la ragazza.
Dobbiamo fermarla… prima che riesca a catturarla.”
“Ma perché allora avrebbe chiesto il nostro aiuto?” fece lui.
“Le fate si avvicinano solo alle persone pure di cuore ed hai sentimenti sinceri e lei è una donna troppo malvagia perché anche un solo essere del bosco le si avvicini.
Andiamo… mi porti da loro.”
Il cacciatore s’incamminò e il ragazzo lo seguì vicino.
Percossero solo pochi metri quando un urlo… beffardo rimbombò tra gli alberi.
Era la strega… aveva catturato la sua preda.
Accelerarono il passo finchè non giunsero in una piccola radura creata da sei alberi disposti in cerchio. Al centro vi era disegnato con del sale un pentacolo e all’interno vi era una base circolare in metallo.
Videro la strega che si avvicinava a quella base con un coperchio di cristallo in mano e un ghigno beffardo stampato sul viso.
Poco distante vi era la moglie del cacciatore in ginocchio e con le mani abbracciava la figlia in un’espressione disperata.
Ma quello che catturò la sua attenzione fu la creaturina che vide sulla base di metallo.
SarĂ stata alta come un bimba di sette anni, esile e pallida, ma non aveva sette anni era semplicemente piĂą piccola in dimensioni di un essere umano.
“Ti ho presa finalmente.” Sbottò la strega mentre con il coperchio la imprigionava nella sua trappola infernale e nell’altra mano teneva una bacchetta rudimentale che agitava di tanto in tanto.
Il ragazzo si accuattò per terra e raggiunse la megera alle spalle e mentre lei si godeva lo spettacolo di ciò che aveva appena catturato gli sfilò la bacchetta dalle mani e si allontanò di corsa.
La vecchia trasalì.
“Noooooo…” Urlò.
“Ridammela o ti trasformerò in un rospo.”
Non sembrò avere paura il ragazzo, anche perché quella minaccia era del tutto scontata.
Quando gli occhi gli caddero sulla fatina intrappolata, nella sua mente si aprì un varco… e una voce sussurrò…
“Aiutami ti prego… aiutami ad uscire.” Era una voce angelica… pura e priva di alcuna imperfezione e non veniva direttamente dalla fata sembrava che solo lui riuscisse a sentirla.
Formulò mentalmente la risposta.
“Stai tranquilla fatina… nessuno ti farà del male adesso.”
Intanto la strega si avvicinava lentamente al ragazzo intimandogli di cedergli la bacchetta.
“Non avvicinarti.” sentenzio lui prendendo la bacchetta con tutte e due le mani e atteggiandosi alla rottura.
“Noooo.” Urlò ancora la vecchia. “Tu non capisci… dovrò attendere altri quarant’anni se romperai quella bacchetta. Non farlo e ti prometto che ti coprirò d’oro e il potere delle fate lo dividerò con te.
Saremo ricchi e felici per sempre. Non sottovalutare il potere che hai fra le mani.”
“Non lo stò sottovalutando…” disse lui con fare distante e con un lieve movimento delle mani piegò il rametto fino all’udibile e gracile crack che ne conseguì.
“Nooo.” Urlò la strega. Poi cadde in ginocchio e iniziò un lungo e lacrimoso gorgoglio guardando i resti della sua bacchetta che giacevano sul prato davanti a lei.
Approfittò di quel momento lui per avventarsi alla prigione di cristallo e seguendo le istruzioni della fata cancellò con i piedi il pentacolo di sale, sollevò il coperchio e la rese libera.
Si alzò in volo come se non avesse peso e sorrise al ragazzo poi gli pose la domanda sempre mentalmente.
“Grazie umano… leggo in te che hai dei problemi nel mondo in cui vivi… per la tua solidarietà e il tuo coraggio voglio che ti appartenga un dono. Esprimi un desiderio ed io lo esaudirò.”
Il ragazzo osservò la strega che ancora piangeva sulla sua bacchetta… poi guardò la famiglia del cacciatore abbracciati in una morsa d’amore.
“Vorrei tanto che l’amore non venisse mai ingannato dagli obblighi sociali… vorrei che l’uomo non fosse avvolto da semplici pareti di cristallo… vorrei che ognuno potesse sorridere dell’esistenza di un’altra creatura… vorrei che ognuno portasse dentro di se il dono del rispetto… che l’ignaro umano cominciasse a vedere col cuore ciò che gli occhi hanno celato… che le uniche malattie fossero la stupidità e la negligenza… ma so che ogni uomo non può essere felice… so che ogni uomo deve affrontare il suo percorso… piangere delle sue sventure… e vivere della sua mortalità .
Dona a quella coppia la figlia che le è stata portata via e prega perché possano tornare ad essere felici.”
Detto questo gli voltò le spalle e si incamminò per il bosco… era tardi… era l’ora di tornare a casa… tra gli amici di una volta… quelli che lo criticavano per la brama di sapere… quelli che in fin dei conti gli stavano vicino nel bene o nel male e che gioivano adulando la loro prigione di cristallo… incoscienti di ciò che al di fuori era vita.

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