Autore: walter
Data: 03-09-04 20:20
Oh, madre…. tu sai cosa significa partorire, non è vero? Avevi la pancia ad anguria, poi all’ospedale c’hanno disegnato sopra l’Africa e L’Europa, ma l’amministrazione di sinistra non ha voluto gli Stati Uniti.
Com’è trovarsi larghe? Hai pestato contro gli spigoli? Alla dogana t’hanno forse perquisita troppo? Forse al supermercato hai detto “è l’ora!”, e hai sparato fuori il bradipo sul bancone dei surgelati. I commessi han fatto gara per pararlo, poi (afferratolo) c’han legato in fronte un codice a barre e t’han detto “vada alla cassa”.
Tu prendi il sole, ma non è che ci pensi molto. La tua amica faccia-di-rana a furia di sole è diventata più grinzosa di Keith Richards. Ma noi la perdoniamo, perché amiamo perdonare. (Oh, il perdono è un dono se perdura, chi perde il perdono pende verso l’insicuro, indi non dura sull’altura dell’amore su misura). Com’è che lavi i capelli? Metti lavanda tra i vestiti?
Quando prepari la merendina per il bimbo chiudi le tende, mica c’hai bisogno che ti si veda…. come la metti col Grande Fratello? Tu che hai l’alluce vago, come la metti con Pamela Anderson? Hai regalato i biscotti allo zio? Metti poche spezie perché troppo fa male, niente burro, niente margarina, l’olio va bene se è crudo, la pancetta allarga il culo, gli uccellini han fatto il nido proprio lì nel tuo gradino… e questo è un dono, come la metti con Passaparola? Voi madri che nutrivate il mistero del sesso, che toglievate un indumento alla volta, come le definite Paola e Chiara? Si rimpianga l’innocenza del muschio, dei sassi, del cielo, si chiudano le tende e si aprano i libri di Calvino.
Ho scritto al cugino Frankie, madre, gli ho detto di non mandarti più calze da lavare né pronostici di lividi. Sua sorella ti saluta e dice che non mi sposa perché tu fai da mangiare troppo bene. Le ho spiegato come fai la frittata, lei rompe male le uova ma fa uscire il succo di mirtilli molto bene. Manca sempre il tocco dello chef, lei si limita a guardare il soffitto, immobile.
Mi chiede sempre la canzone di Elvis (quella col tempo in ¾) ma poi mi urla contro “tu non assomigli a lui! Esci da questa stanza, sporco bastardo!”. Sua nonna accorre con la scopa in mano e mi percuote facendosi il segno della croce. Il fratellino ride, è un lentigginoso sporco della nuova generazione.
Qui tutti scrivono sui muri, sanno un sacco di cose, ma non fanno mai citazioni. Per farsi gli auguri invece scrivono messaggi sul telefonino.
La sera si va al pub, la consumazione è obbligatoria, ci facciamo trattare come bestie al macello coi timbri sulla mano, si investe pigramente sulla nostra distrazione e ci tocca ascoltare “Io vagabondo” per la millecentoquarantatreesima volta.
Insomma fatemi fare solo una cosa, ma lasciatemela fare! Se parlo, vorrei parlare. Se ascolto… voglio qualcosa da ascoltare. Se avessi voluto “cantare tutti insieme” avrei preso un pulmann in terza superiore, convenzionato con Baglioni e Battisti e dotato di un autista felice.
Bevi ancora vino, madre? Io sono passato a due litri al giorno, sono famoso per questo, saresti fiero di me. E non è finita, ho ripreso a fumare a do fuoco ai tendoni dei circhi itineranti, indosso grandi mutande e ho una serie di messaggi, tra i quali “basta chiudere il Corano senza averlo tradotto”.
So che ovunque si scende la china. Accade perfino ai sindacalisti, al papa, ai fans dei Pearl Jam, ai giudici comunisti e ai comuni giudiziosi. E’ tutt’un andazzo gobbo, una serpe notturna, un alito invisibile…a lungo andare, donna, succede che cullano le tue zone in ombra convincendoti che “non esistono”, e ti vendono saponi al fiore malandrino di betulla, tonni pinne gialle, patè di cavallo a dondolo, mandarino allo scoglio, riviste con gadget, enciclopedie storiche, magliette taglia unica in edicola.
Un tempo De Gregori cantava, e poi ci si chiedeva “è poesia?”. …Si lo so, per te (madre) la poesia viene da Marte e i calli dal Signore. Basta però che non li abbiano i tuoi figli, oggi laurearsi è quanto meno un fatto di buon gusto.
Chi compra un libro di poesia? I poeti e i deficienti, diceva pressappoco qualcuno.
Madre, salutami il babbo e digli che so di non essere suo figlio, lo vedo bene che assomiglio al tuo compagno del Liceo. E digli che mi ricordo ancora quando 22 anni fa mi negò i pupazzetti fiammiferelli, e non creda di cambiare discorso quando tornerò a casa.
I tuoi fratelli sono tirchi orrendi, e hanno tutto lunghe orecchie e lingue pendenti.
Io qui sono libero di mangiarmi le unghie, le nascondo sotto le piastrelle, a tempo perso faccio esami del sangue e gioco a tombola con la francese.
Mi spiace ma non so ripararti il calendario, potrei mandarti il cugino Frankee. Digli che è bene che lo faccia lui, è molto più abbronzato e ha un gilet naturale sul petto. E’ tremendamente affidabile, a volte mi fa paura sai?
Mamma, qui il cielo è sempre sereno e immobile, proprio come te “non dice” ma fa la sua parte. A proposito, il cielo è di destra o di sinistra?
Salutami tutti, dì loro che anche quest’anno non torno.
Tuo figlio,
Jenson la Tasca Pavida
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