Autore: FataGuenda
Data: 31-07-04 18:08
C'era una volta una fanciulla.
Era sensibile, premurosa e colma d'amore ma molti la giudicavano strana perché amava restare da sola e cercava di rado la compagnia degli altri.
Nelle giornata di Sole ed in quelle di Pioggia, quando il caldo era opprimente o regnava il gelo implacabile, lei era solita andare a fare una passeggiata nel Bosco e lungo il Fiume.
Si fermava sempre a sedere su un vecchio tronco vicino alla riva, e si metteva metteva a conversare con la natura che la circondava.
"Fiume, per quale motivo oggi corri così in fretta?"
Con un forte gorgoglio lui le rispondeva: "Perché, perché, perché... Dio ha fatto scendere la Pioggia, io l'ho bevuta e sono diventato grande".
Oppure gli chiedeva:"Fiume, come mai riesco a vedere le pietre sparse sul tuo letto? E perché oggi la tua acqua è così bassa che non arriva nemmeno a lambire gli argini?"
In quelle occasioni la voce asciutta e gracchiante del Fiume le spiegava: "Perché, perché, perché...Dio ha fatto splendere il Sole, e il suo calore si è impadronito della sua acqua, lasciandomi con la bocca secca ed il ventre quasi vuoto".
Quando il Fiume era asciutoo la ragazza si divertiva a camminare sul greto e parlava con i sassi, scegliendo i più piccoli e sedendosi o salendo su quelli più grandi per vedere se erano in grado di sostenerla.
"Pietra, mia piccola pietra, perché sei così liscia e rotonda?"...domandava al minuscolo frammento che aveva in mano.
"Perché, perché, perché... Dio mi ha lasciata cadere nel Fiume, dove l'acqua mi lava e purifica, levigando qualunque asperità possa intaccare la perfezione della mia forma sferica", le spiegava l apietra in tono vellutato e al tempo stesso cristallino come il canto della ghiaia più fine.
Seduta sul vecchio ceppo, la ragazza alzava gli occhi al Cielo e fissava le cime degli Alberi che ondeggiavana nella brezza, chiedendo loro con il cuore colmo di meraviglia:
"Alberi, per quale ragione siete così alti e verdi?"
"Perché, perché, perché...Dio ci ha donato il terreno ricco e fertile che ci consente di crescere, l'acqua da bere e lunghe braccia da stendere verso il Sole, fonte di luce ecalore infiniti", le sussurravano loro in risposta.
Com'è naturale, d'inverno la sua domanda cambiava:
"Alberi, perché avete perso le foglie e avete un'aria così desolata?"
Animate dal desiderio di risponderle, le piante raccoglievano le poche forze rimaste e le sussurravano in tono debole e stanco:
"Perché, perché, perché... questo e il tempo che Dio ci concede per dormire e riposare, in modo che al ritorno della primavera, possiamo riprendere a crescere, colme di nuova linfa vitale e cariche di energia".
La fanciulla riservava sempre l'ultima domanda al terreno, che forniva agli Alberi sempre il nutrimento necessario a crescere, su cui poggiavana le pietre e attraverso cui scorreva il fiume. Gli riservava sempre l'ultima domanda, perché amava il suono della sua voce, calda e intensa, morbida come la cioccolata, non era mai stanca di sentire la sua risposta.
"Terreno, per quale motivo ti trovi in questo luogo, e qual è il tuo compito?"
"Perché, perché, perché...Sono il letto che Dio ha destinato al Fiume, sono il guardiano delle pietre, oltre che la casa, il cibo e la fonte di sostentamento di tutto ciò che cresce e vive".
Ogni volta che sentiva questa spiegazione, la fanciulla sorrideva e, sollevando lo sguardo per vedere se Dio la stava guardando, gli diceva:
"Dio, perché ti nascondi e no lasci che io ti veda?"
Dio, che in realtà non si ascondeva e prestava sempre ascolto a chiunque si rivolgesse a Lui, con la sua voce potente come il vento più intenso e al tempo stesso gentile come la brezza estiva le rispondeva:
"Perché, perché, perché... tu non mi cerchi nei posti giusti. Se davvero vuoi vedermi, apri gli occhi e puoi trovarmi riflesso nel fiume; per sentire la mia forza, ti basta sfiorare le pietre che rivestono il suo letto. Guarda gli Alberi più alti che si stagliano contro l'azzurro del Cielo, e ascolta con attenzione, perché il fruscio dellle foglie che si agitano dolcemente è la mia voce. Affonda le mani nel terreno scuro che è la dimora di tutti loro, e ciò che accarezzi è la mia stessa carne".
Dopo una breve pausa, Dio aggiungeva:
"Bambina mia, per quale motivo te ne stai seduta su quel vecchio tronco?
E perché mai ti fermi a parlare con il Fiume, gli Alberi, le Pietre ed il Terreno che ospita tutti loro?"
La fanciulla ci pensava un pò, concedendosi il tempo per meditare con calma, e gli spiegava poi, forte e decisa:
" Perché, perché, perché... io sono la creatura che tu hai messo qui, accanto al Fiume, agli Alberi, alle Pietre e al Terreno, in questo mondo silenzioso dove tutte le cose hanno una voce. Sono la creatura a cui hai insegnato ad ascoltare, e sentendola voce del Fiume, degli alberi, delle Pietre e del Terreno...io sento la tua voce ".
E come sempre, pronunciando queste parole la fanciulla scoppiava in lacrime.
C'era qualcosa che si agitava nel suo cuore ogni volta che Dio si faceva strada in lei, donandole la sua forza immensa. Il suo cuore diventava sempre più grande..ed era una sensazione splendida e dolorosa al tempo stesso. Più si sentiva colma re dalla presenza divina, più intensi erano la gioia ed il dolore che l'assalivano.
A quel punto Dio le sussurrava:
" Quando il fiume scorre forte e veloce è animato da una grande felicità : ma contemporaneamente sente il dolore dato dalla spinta dell'acqua che erode gli argini, anche se si tratta di un movimento indispensabile per la crescita.
Correndo rapida e inarrestabile l'acqua muove le pietre, che sono contente di poter nuotare ma soffrono quando si urtano, sbattendo una contro l'altra. E quando l'acqua del Fiume, straripa ed inonda le rive, le radici degli Alberi si allungano in profondità per bere, si dissetano con allegria, ma si tendono e allungano così tanto, da indolenzire il resto dell'Albero. Il Terreno finisce così per assaporare la gioia e assorbire la sofferenza di tutte queste cose..."
"Anch'io devo assaporare la gioia ed assorbire la sofferenza se volgio crescere, se desidero accogliere Dio dentro di me", commentò la fanciulla, chinando il capo in segno di accettazione. L'aver compreso una lezione così importante la faceva piangere ancora di più, sconvolta da una felicità ed una sofferenza incontrollabili.
Mentre le lacrime le scendevano copiose sul viso, lei univa le mani a coppa per raccoglierle.
Si avvicinava poi al Fiume e gli diceva in tono dolce e sommesso:
"Fiume, Dio mi ha donato le lacrime e io voglio condividerle con te, affinchè tu no corra mai il rischio di prosciugarti.
Solo così potrò far parte di te e ritrovarmi ancora più vicina a Dio".
E con quelle parole lasciava che le sue lacrime scivolassero nel corso d'acqua.
Poi, prendendo in mano una pietra, diceva con tenerezza:
"Pietra lasciami condividere con te le mie lacrime, contribuiranno a lavarti e a renderti sempre più liscia". E dicendo così, stringeva tra le mani le pietre bagnate di lacrime, proseguendo in un sussurro:
"Ora posso essere una parte di te, e mi sentirò ancora più vicina a Dio...
Alberi, lasciate che divida con voi le mie lacrime, affinché non dobbiate mai patire la sete. Solo così potrò far parte della vostra essenza e ritrovarmi ancor più vicino a Dio", aggiungeva in tono accorato, inginocchiandosi sotto un Albero.
Sedendosi infine sul terreno soffice, vi affondava le mani e, senza mai smettere di piangere, mormorava teneramente:
"Terra, lascia che io condivida con te le mie lacrime, le mie gioie, la mia sofferenza, il dono che mi ha fatto Dio... In questo modo non diventerai mai arida e secca, ma sarai sempre in grado di nutrire e proteggere tutto ciò che Dio ti ha affidato. solo così potrò far parte della tua essenza, e ritrovarmi ancora più vicina a Dio".
Così facendo la fanciulla chinava il capo, e le sue lacrime scendevano per essere assorbite dal terreno.
Ripeteva sempre le stesse paroleed i medesimi gesti...nei giorni di Sole ed in quelli di Pioggia, quando il caldo era oppriemente o regnava il gelo implacabile...ed immancabilmente Dio le concedeva un dono, un regalo che lei si affrettava a condividere.
La fanciulla si allontanava poi dal fiume, dalle pietre e dagli alberi, e camminando sulla buona terra tornava a casa, asciugandosi le lacrime con il palmo delle mani. E ogni volta che varcava la soglia, trovava la Madre ad aspettarla in cucina; nelle giornate calde eafose le porgeva sempre una brocca di linotata fresca, e quando invece il freddo intorpidiva le membra, l'aiutava a riprendersi con una tazza di cioccolata calda e fumante.
Madre e figlia si sedevano a bere una accanto all'altra.
Vedendo il viso della figlia segnato dal pianto, la donna no diceva mai nulla e si limitava a sorridere, in piena sintonia con quella sua creatura così sensibile. In preda alla gioia più grande per il sentimento che animava la figlia, e al tempo stesso adolorata per quel dono così importante che Dio le aveva concesso, la donna si lasciava andare ad un pianto di felicità e sofferenza.
La ragazzina allungava la mano e lei gliel'afferrava, stringendosi con la forza, e insieme piangevano, condividendo le loro emozioni, trasmettendosi amore ed affetto, finchè scoppiavano entrambi a ridere.
"Bambina mia, perché ridi?" chiedeva la donna, anche se il suo cuore conosceva già la risposta.
"Perché, perché, perché...oggi no ho sprecato le mie lacrime!" era la risposta gioiosa.
Non sempre la fanciulla veniva capita, ma lei stessa comprendeva che tutto ciò che la Vita ci dona, qualunque sia l'aspetto con cui ci arriva, è un regalo che non possiamo sprecare...e ripeteva sempre le stesse parole ed i medesimi gesti, nei giorni di Sole ed in quelli di Pioggia, quando il caldo era opprimente o regnava il gelo implacabile, e ogni giorno aveva un dono da condividere... Il dono delle lacrime.
...Quella fanciulla era molto sensibile, si preoccupava per gli altri, era colma d'Amore e molti la giudicavano strana.
Volete sapere come si chiamava?
Il suo nome era BONTA', ed era un dono di Dio.......
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