Autore: Helwa
Data: 22-07-04 08:51
inizio secondo pezzo...
Nuovi avvertimenti a Psiche
Intanto quell'ignoto marito ammonisce nuovamente Psiche nei suoi colloqui notturni: "Non vedi quale grande pericolo ti minaccia? La Fortuna ti insidia dall'alto, e, se non ti premunisci in tempo, ben presto ti aggredirà direttamente. Quelle due donnacce infami ti stanno tendendo con ogni mezzo un'insidia orribile, il cui punto culminante è questo: ti vogliono convincere a vedere il mio volto e tu sai, perché te l'ho detto altre volte, che se tu mi vedrai, non potrai vedermi mai più. Se dunque fra poco quelle due perfide streghe verranno da te nuovamente, e sono certo che verranno, armate di questi maligni suggerimenti, tu non parlare con loro per nessuna ragione. Ma se poi, a causa della tua semplicità e del tuo buon cuore, non saprai far questo, bada almeno a non ascoltare e non rispondere nulla di ciò che riguarda il tuo sposo.
Tra poco la nostra famiglia sarà accresciuta, perché questo tuo utero ancora di bimba porta un altro bimbo: sarà un dio, se saprai mantenere i nostri segreti, ma sarà un semplice mortale se li tradirai".
Psiche a quell'annuncio brillò dì gioia e cominciò a battere le mani all'idea di un figlio divino e si esaltava di fronte a quella promessa gloriosa e si compiaceva della dignità del nome di madre. Tutta ansiosa contava i giorni e i mesi che si susseguivano uno dopo l'altro, e nella sua inesperienza del nuovo peso della gravidanza, si meravigliava che per una così piccola puntura le si andasse ogni giorno di più ingrossando il ventre.
Ma ormai quelle due furie indiavolate e pestifere che sprizzavano veleno come le vipere, avevano preso il mare con una fretta foriera di tempesta.
Allora di nuovo quello sposo saltuario ammonisce la sua Psiche: "Ecco l'ultimo giorno, l'estremo momento: il sesso ostile e il sangue nemico ha già preso le armi, ha mosso il campo di battaglia, ha ordinato gli schieramenti, ha dato fiato alle trombe; ormai con la spada in pugno le tue infami sorelle mirano alla tua gola.
Quale rovina ci sovrasta, dolcissima Psiche! Abbi pietà di me e di te, mantenendo religiosamente il silenzio salva la tua casa, lo sposo e questa nostra creatura dalla sventura di questo disastro che ci è addosso!
E quelle scellerate che tu non puoi più chiamare sorelle, perché con il loro odio mortale hanno calpestato i vincoli del sangue, tu non devi vederle, non devi ascoltarle, quando come le Sirene faranno risuonare le loro voci funeste dall'alto della rupe".
Psiche gli rispose in mezzo alle lacrime: "Mi sembra che già da un pezzo ti ho dato prova di essere fedele e discreta, ed anche ora più che mai potrai apprezzare la mia fermezza d'animo.
Tu ordina soltanto al nostro Zefiro di rendermi il suo solito servizio, e invece della tua sacrosanta persona, che mi è vietata, concedimi almeno la vista delle mie sorelle.
Per questi tuoi morbidi e lunghi capelli profumati di cinnamomo, per queste tue guance lisce e vellutate, tanto simili alle mie, per questo tuo petto che brucia di non so qual calore, io ti prego! Concedi che un giorno io possa conoscere il tuo aspetto almeno nel volto del bimbo che porto in seno! Ti prego come una supplice di fronte a un dio: concedimi la gioia di poter riabbracciare le mie sorelle e consola in tal modo la tua devota Psiche! Non voglio più ormai conoscere il tuo volto, e non mi turbano più neanche le tenebre della notte: la mia luce sei tu, e sei mio!".
Lo sposo, vinto e conquistato da queste parole e dai teneri abbracci di Psiche, asciugandole le lacrime coi suoi capelli le promise di concederle ogni cosa, poi s'affrettò a sparire, prima che spuntasse il giorno.
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Psiche è ingannata e vinta dalle sorelle
Le due sorelle, unite fra loro da un patto scellerato, senza neppure andare a far visita ai genitori, salirono su una nave e si diressero precipitosamente verso la rupe che ben conoscevano; poi, senza aspettare che il vento le raccogliesse, si lanciarono nel vuoto con folle temerità . Ma Zefiro, ricordandosi del comando ricevuto dal re, anche se controvoglia le accolse nel grembo della brezza che spirava e le depose al suolo.
Quelle subito, senza aspettare, entrarono nella casa e stringendo fra le braccia la loro preda che ipocritamente chiamavano sorella, e nascondendo dietro a un volto lieto il cumulo di perfidia che covavano in cuore, così presero ad adularla: "Oh Psiche, tu non sei più una bimba come prima! Sei già una mamma! Che bel tesoro ci porti in questo tuo pancino! Che festa sarà per tutta la famiglia! Beate noi che avremo la gioia di nutrire questo tuo bimbo d'oro! E se sarà bello come i suoi genitori, com'è naturale, nascerà proprio un nuovo Cupìdo!".
Così, facendo finta di volerle un gran bene, un po' alla volta fanno breccia nel cuore della sorella.
Psiche subito le fece riposare dalla stanchezza del viaggio, le ristorò con un bel bagno vaporoso, e le fece passare in una splendida sala da pranzo dove vennero servite con meravigliose e squisite vivande e deliziosi intingoli. Poi comandò a una cetra di suonare, e si sentì una cetra, ordinò un suono di flauti, e i flauti suonarono, chiese un coro che cantasse, e il coro cantò. Eppure non si vedeva nessuno, mentre dolcissime melodie accarezzavano l'animo di chi ascoltava.
Ma neppure la soave dolcezza di quella musica bastò ad intenerire e a calmare la malvagità di quelle due scellerate; ma, volgendo il discorso in modo che andasse a finire nel trabocchetto che avevano preparato, cominciarono a chiedere a Psiche come fosse suo marito, dove fosse nato e da quale famiglia. E lei, dimenticando nella sua semplicità quello che si era inventata la volta precedente, raccontò un'altra storiella; e disse che suo marito era un ricco mercante di una regione vicina, che era di mezza età , che aveva i capelli già un po' brizzolati.
Poi, senza dilungarsi in queste chiacchiere, le colmò nuovamente di ricchissimi doni e le rimandò sulla solita vettura fatta di vento.
Mentre il lieve soffio dello Zefiro le riportava a casa attraverso l'aria, parlavano tra loro dicendo: "Ma hai sentito, sorella, che razza di mostruose bugie si é inventata quella sciocca? Prima suo marito era un giovinetto col volto appena ombrato da una lieve lanugine, adesso è di mezza età e già un po' brizzolato. E che uomo è questo, che diventa vecchio in così poco tempo?
I casi sono due: o quella è una disgraziata che inventa una storia sull'altra, o non ha mai visto la faccia di suo marito. In ogni modo bisogna toglierla assolutamente da tutte quelle ricchezze. Se non conosce la faccia di suo marito, allora vuol dire che ha sposato un dio, e sarà un dio anche il bambino che porta. Se le cose stanno così (dio non voglia!) io corro subito a impiccarmi a una corda con un buon nodo.
Ma torniamo dai nostri genitori, e dopo tante chiacchiere cominciamo a passare ai fatti, combinando un bell'intrigo".
Così, tutte arrabbiate, salutarono sgarbatamente i genitori e, dopo una notte insonne e tormentata, il mattino dopo si precipitarono nuovamente alla rupe come due forsennate, e di lì col solito aiuto del vento scesero giù rapidamente.
Poi, spremendosi le palpebre, riuscirono a far scendere qualche lacrima e infine cominciarono a raggirare Psiche con queste parole: "Beata te che non capisci niente, e che te ne stai lì tranquilla senza renderti conto del pericolo che corri! Noi invece che ci preoccupiamo tanto per te non facciamo altro che tormentarci per la tua disgrazia. Noi sappiamo con certezza, e non possiamo più nascondertelo perché partecipiamo troppo intensamente al tuo dolore e alla tua sventura, che, senza che tu lo sappia, una bestia spaventosa giace con te tutte le notti: è un serpente mostruoso che si avvolge in cento spire, che ha un collo sanguinante di veleno mortale e un'enorme gola spalancata.
Ricordati l'oracolo: aveva predetto che eri destinata ad un mostro.
E poi molti pastori e molti cacciatori ed anche moltissima gente che abita da queste parti l'ha visto quando ritorna la sera dal pascolo e nuota nelle acque del fiume vicino.
Tutti dicono che non durerà ancora molto a lungo a farti ingrassare dandoti da mangiare prelibate vivande, ma quando il tuo utero sarà arrivato al termine della gravidanza ti divorerà insieme col frutto prelibato che ti avrà riempito.
Adesso decidi tu: o dai retta alle tue sorelle angosciate per la tua vita che hanno tanto a cuore, e, sfuggendo la morte, vieni a vivere con noi senza pericoli, oppure sarai seppellita nelle viscere di questa bestia crudelissima.
Se poi sei così contenta di stare in questo deserto pieno di voci a far l'amore clandestinamente con questa bestia fetida e pericolosa e ti piace questo rapporto intimo con un drago velenoso, fa' pure: noi abbiamo assolto al nostro dovere di sorelle affettuose".
Allora la povera Psiche, semplice e tenera nel suo animo, fu presa da un indicibile spavento al sentire parole così terrificanti; fuori di sé dimenticò tutti gli avvertimenti del suo sposo e le promesse che gli aveva fatto e precipitò in un abisso di angoscia, e tremante, pallida e senza vita cominciò a balbettare con un fil di voce parole smozzicate, in questo modo: "Voi, carissime sorelle, certamente vi comportate come è giusto, spinte da quel dovere che vi viene imposto dal vostro santo affetto, ma non mi sembra che dicano bugie anche quelli che vi hanno raccontato queste cose.
Infatti io non ho mai visto in faccia mio marito, e non so neppure di che paese sia; ma se penso ai discorsi che mi fa nei suoi colloqui notturni devo dire che sono sottomessa a un marito di condizione ignota, che fugge la luce. Perciò devo ammettere che voi diciate la verità affermando che si tratto di una belva. Inoltre cerca di spaventarmi in ogni modo affinché io non voglia vederlo, e, minacciandomi, mi predice grandi sventure se io insisterò a manifestare il desiderio di vedere il suo volto.
Se voi potete in qualsiasi modo aiutare questa vostra infelice sorella, fatelo subito, per carità , altrimenti la vostra trascuratezza annullerebbe il vantaggio della precedente sollecitudine".
Allora quelle scellerate videro aperto il varco nell'animo di Psiche e, messe da patte le insidie di ogni trama nascosta e impugnando apertamente la spada dell'inganno, irretiscono l'animo dell'ingenua fanciulla.
E l'altra soggiunse: "Poiché il vincolo della parentela ci spinge a tenere sempre gli occhi aperti per la tua incolumità sul minimo pericolo che si possa presentare, vogliamo suggerirti un mezzo che potrà condurti alla salvezza. Ci abbiamo lungamente pensato e meditato.
Nascondi sotto il letto, dalla parte dove tu sei solita dormire, un rasoio affilato, che potrai rendere anche più tagliente passandolo sul palmo della mano. Poi metti una lucerna piena d'olio, che faccia una luce ben chiara, dentro un recipiente ben chiuso, in modo che non si possa vedere. Dopo tutti questi preparativi fatti nel più grande segreto, aspetta il momento in cui quello, muovendosi sulle sue spire, si sarà trascinato nel letto come è solito fare e, vinto dal primo sonno, dimostrerà russando di essersi profondamente addormentato: allora tu scivola giù dal letto e camminando pian piano e con cautela, a piedi nudi, estrai la lucerna dalle tenebre della cieca prigione in cui è stata rinchiusa, poi, con l'aiuto della luce, cogli il momento opportuno per la tua coraggiosa impresa e con la destra, sollevando arditamente il rasoio, colpisci con tutte le tue forze il malefico serpente fra capo e collo.
Sta' certa che ti aiuteremo. Noi naturalmente sentiamo tutta la trepidazione dell'attesa, ma quando avrai ucciso il serpente non dovrai temere più di nulla; porteremo via tutta questa roba insieme a te e penseremo poi a unire in liete nozze te, che sei una creatura umana, a uno sposo umano".
Con queste parole di fuoco incendiarono l'animo già ardente della sorella, e poi se ne andarono subito, spaventate anch'esse dall'imminenza di quel delitto che avevano suggerito. Come al solito furono sollevate dalle ali del vento sopra la rupe e, salite sulla nave, se ne andarono in gran fuga.
Psiche, rimasta sola, anzi non sola ma agitata dalle Furie nemiche, ondeggia come le onde del mare in una gran tempesta di pensieri lugubri. E sebbene ormai decisa risolutamente a portare a termine il piano predisposto, nel momento di passare all'esecuzione di questa scellerata impresa, rimane ancora esitante nell'incertezza, spinta in varie direzioni da pensieri diversi.
Ora si affretta ora indugia, ora si sente piena di coraggio ora si lascia prendere dallo sgomento, ora dubita, ora si adira: insomma nello stesso corpo odia il mostro e ama lo sposo.
Tuttavia, quando ormai la sera era inoltrata, in gran fretta compie la preparazione dell'infame delitto. Giunge la notte, e arriva anche lo sposo che, dopo le prime coniugali battaglie amorose, cade in un sonno profondo.
Psiche vede Amore
Allora Psiche, debole per natura nel corpo e nell'animo, ma resa coraggiosa dal suo crudele destino, raccoglie tutte le sue forze e, tratta fuori la lucerna ed estratto il rasoio, si ritrova un coraggio da uomo. Ma appena al chiarore della lampada apparve lo sposo segreto, ella vide la belva più mite e la più dolce di tutte le fiere: Amore, il bellissimo dio, bellissimo anche nel sonno, alla cui vista si rallegrò anche la lampada e balenò di luce splendente la lama dell'arma sacrilega.
Psiche, atterrita e fuori di sé, coperta da un pallore mortale, tremante, cadde a terra sulle ginocchia e voleva nascondere la lama piantandosela nel cuore. E l'avrebbe fatto certamente, se la lama stessa, impaurita da quel delitto atroce, non le fosse sfuggita dalla mano audace.
E oramai priva di forze, spossata come era, ecco che guardando la bellezza di quel volto divino riprende sempre più animo. Vede il biondo capo e i fluenti capelli umidi d'ambrosia, vede sul collo bianco come il latte e sulle gote rosate le morbide ciocche di capelli sparse alcune sul petto, altre sulle spalle: d'innanzi a questa bellezza sfolgorante anche la stessa fiamma della lucerna sembrava vacillare.
Sulle spalle del dio alato splendevano piume morbide di rugiada sfolgoranti di sfavillante fulgore, e, sebbene le ali stessero ferme, le piumette che si trovavano all'estremità tremolavano sussultando scherzosamente e senza posa. Il resto del corpo era liscio e splendente e tale che la stessa Venere non poteva pentirsi di averlo generato. Ai piedi del letto giacevano le armi dell'infallibile Iddio: l'arco, la faretra, le frecce.
Psiche con curiosità insaziabile si sofferma a guardarle e le tocca e ammira le armi del suo sposo, poi estrae una freccia dalla faretra e toccando con il pollice la punta acuta, facendo un movimento un po' troppo brusco con la mano ancora tremante si punge piuttosto profondamente il dito, cosicché a fior di pelle escono alcune goccioline di rosso sangue, come rugiada.
Così l'ignara Psiche per colpa sua fu presa dall'amore di Amore.
Allora, sentendo crescere irresistibilmente dentro di sé la voluttà per il dio della voluttà , china su di lui con le labbra dischiuse prese a baciarlo e ribaciarlo con baci appassionati, senza freno, temendo solo che si svegliasse.
Scomparsa di Amore
Ma, mentre delirava ferita dall'eccitazione di quell'indicibile piacere, la lucerna, o per malvagia perfidia o per odiosa gelosia o perché desiderosa anch'essa di toccare e quasi di baciare un corpo così bello, fece schizzare fuori dalla punta della sua fiamma una goccia di olio bollente che andò a cadere sulla spalla destra del dio.
Oh audace e temeraria lucerna, vile strumento d'amore, tu hai osato bruciare il dio di ogni fuoco, tu che sei stata certamente inventata da un innamorato che voleva godere più a lungo, anche di notte, le dolcezze tanto desiderate!
Così il dio, sentendosi scottare, balzò su dal letto e vide l'oltraggio e il tradimento di ogni promessa di fedeltà . Senza dire una parola volò via, sfuggendo ai baci e alle mani dell'infelicissima sposa.
Ma Psiche, mentre egli si alzava nel volo, si aggrappò con tutte e due le mani al piede destro del dio, come una miserabile appendice di quel sublime innalzamento, e continuò così a seguirlo ancora per le regioni nuvolose del cielo, finché esausta si abbatté sul suolo.
II divino amante non la abbandonò così buttata per terra, ma volò su un cipresso lì vicino e dall'alto di quella vetta, profondamente commosso, le parlò in questo modo: "Proprio io, mia ingenua Psiche, proprio io, disobbedendo ai comandi di mia madre Venere che ti voleva innamorata di un uomo miserabile e abbietto, e condannata a sposarlo, sono volato da te e sono divenuto il tuo sposo.
Ho agito con troppa leggerezza, lo so; io, il famosissimo arciere, mi sono ferito con le mie stesse armi e ti ho fatta mia sposa perché tu poi mi credessi una bestia e volessi con un'arma tagliarmi la testa, quella testa che porta gli occhi innamorati di te! Eppure in ogni momento io ti mettevo in guardia contro un tale pericolo e più di una volta ti ho amorosamente avvertito!
Ma quelle tue egregie consigliere avranno il castigo che si meritano per i loro malvagi insegnamenti; tu invece sarai punita soltanto con la mia fuga".
E, dopo aver parlato in questo modo, si levò rapidamente in alto sulle ali.
Psiche, prostrata a terra, cercava di seguire con gli occhi il volo dello sposo fin dove poteva, e intanto sfogava l'angoscia del suo animo con lamenti disperati. Poi, quando il movimento delle ali portò via Cupìdo nella profondità dello spazio e lo rese invisibile, lei si gettò giù a capofitto dalla sponda del fiume vicino. Ma il fiume gentile, certamente in omaggio a quel dio che sa dar fuoco perfino alle acque, e temendo anche per sé, subito l’avvolse tra le sue onde senza farle alcun male e la depose sopra la riva erbosa e cosparsa di fiori.
Per caso si trovava lì, seduto sul ciglio del fiume, il rustico dio Pan che teneva tra le sue braccia la sua dea montanina Eco e le insegnava a ripetere cantando le ariette più svariate. Lungo la riva le caprette vagabonde, pascolando qua e là , brucavano la chioma erbosa del fiume. II dio caprigno, chiamando dolcemente la povera Psiche affranta e sfinita, non ignaro del resto di quello che era successo, cercava dl consolarla con queste parole carezzevoli:
"Graziosa fanciulla, io sono è vero rustico e pecoraio, ma la mia vecchiaia mi ha insegnato molte cose. Se non mi sbaglio, e questa è per quelli che lo capiscono la vera arte dell’Indovino, io intuisco dal tuo passo incerto e spesso vacillante, dal tuo eccessivo pallore, dai continui sospiri e infine dai tuoi occhi così addolorati, che tu sei malata di un grande amore. Dammi dunque retta, e non provare nuovamente a buttarti da qualche parte o ad ammazzarti in qualsiasi altro modo. Smettila di piangere e lascia da parte ogni tristezza, e invece prega Cupido, il più potente degli dei, e cerca di propiziartelo con teneri omaggi, perché è un giovinetto delicato e sensibile all’amore".
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La punizione delle sorelle
Quando il dio dei pastori ebbe finito di parlare, Psiche, senza rispondergli neanche con una parola, ma salutandolo devotamente come una divinità , seguitò la sua strada.
Cammina, cammina, per una strada lunga, faticosa e sconosciuta, verso sera giunse a una città dove regnava il marito di una delle sue sorelle.
Quando Psiche venne a saperlo, chiese di essere annunziata. Fu subito fatta passare, e dopo essersi scambiate baci e abbracci, Psiche giustificò il motivo della sua venuta dicendo:
“Ti ricordi del buon consiglio che mi avete dato, cioè di uccidere con un rasoio affilato la belva che giaceva con me facendosi credere mio marito, prima che mi inghiottisse con la sua gola vorace? Ebbene. appena con la complicità della lucerna, come voi mi avevate suggerito, io vidi il suo volto, mi si presentò davanti agli occhi uno spettacolo stupendo e veramente divino: era lo stesso figlio della dea Venere, Cupido in persona, proprio lui, ti dico, immerso in un sonno dolcissimo! E mentre io stavo lì colpita da quello spettacolo sublime e turbata da un piacere immenso tale che mi pareva di non reggerne il godimento, la mia cattiva stella volle che dalla lucema schizzasse dell'olio bollente sulla sua spalla.
Subito si svegliò per il dolore e vedendomi armata di ferro e di fuoco esclamò: ‘Vattene, dopo che hai tentato di compiere questo abominevole misfatto, vattene subito via dal mio letto, e portati via tutte le tue cose. La mia legittima sposa sarà tua sorella’ e ha fatto espressamente il tuo nome.
Poi ha ordinato a Zefiro di portarmi via col suo soffio dalla sua casaâ€.
Psiche non aveva ancora finito di parlare che la sorella, agitata dal pungolo di una frenesia lussuriosa e di una malvagia invidia, inventò scaltramente una solenne bugia per il marito dicendogli che le erano morti i genitori e si imbarcò subito su una nave dirigendosi alla rupe. Tirava un vento diverso dal solito, ma lei tutta protesa nella sua cieca speranza, e gridando “Eccomi, Cupido, eccomi! lo sono la sposa degna di te! E tu Zefiro accogli la tua signora!â€, con un grandissimo salto si buttò giù.
Dove voleva arrivare non ci arrivò neppure morta. Infatti il suo corpo rimbalzò qua e là sulle rocce acuminate e si sfracellò, come meritava, e le sue membra dilaniate e sparse furono facile pasto di uccelli e bestie feroci.
E non tardò anche la seconda vendetta.
Infatti Psiche, riprendendo il suo cammino senza meta, giunse a un'altra città dove abitava l’altra sorella. Anche questa, non diversamente dalla prima, ingannata da un falso amore fratemo e rivale della sorella in quelle scellerate nozze, si affrettò verso la rupe e precipitò nello stesso modo trovando la morte.
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Venere viene a conoscenza dell'accaduto
Intanto, mentre Psiche, tutta presa di amore ansioso per Cupido, andava in giro per tutto il mondo, Cupido, ancora dolorante per la bruciatura della lucema, giaceva lamentandosi nel letto della madre.
Allora il gabbiano, quell'uccello bianchissimo che sfiora a nuoto la superficie dell'acqua, si immerse rapidamente nelle profondità dell’Oceano.
Là , avvicinatosi a Venere che si bagnava e nuotava, la informò che suo figlio si era bruciato e stava lamentandosi per il dolore della piaga, ed era in pericolo di vita; e che questa storia era sulla bocca di tutti e che in giro si diceva ogni sorta di malignità e di mormorazioni sulla famiglia di Venere: “Si dice che ve ne siete andati, lui tra le montagne con una sgualdrina, tu nel mare a nuotare, e intanto nel mondo non c’è più alcun piacere, né grazia né garbo, ma tutto è sciatteria, rozzezza, grossolanità . Non più matrimoni regolari, non amicizie, non amore filiale, ma un dilagare dell'immoralità e un molesto fastidio di rapporti squallidiâ€.
Quel chiacchierone di un uccello andava ciarlando in questo modo spettegolando nelle orecchie di Venere e facendo a pezzi la reputazione del suo figliolo.
Allora Venere piena di collera esclamò a un tratto:
“Dunque quel tesoro di figlioletto ha già un'amica? Tira subito fuori, visto che solo tu mi sei fedele, il nome di quella che ha sedotto quel ragazzino ingenuo e innocente, sia essa una dalle Ninfe o delle Ore, oppure anche una del coro delle Muse o del corteo delle mie Grazie!â€
Quell'uccello chiacchierone continuò a parlare:
“Veramente non lo so, mia signora, ma credo, se mi ricordo bene, che sia perdutamente innamorato di una ragazza che si chiama Psicheâ€.
Allora Venere si infuriò e cominciò a gridare:
“Come? Se è vero che ama Psiche, la mia rivale in bellezza, quella che vorrebbe emulare la mia fama, allora quel mio rampollo mi ha preso per una ruffiana e pensa che gli ho fatto vedere quella ragazza perché se la facesse con lei!â€
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Venere rimprovera Cupìdo
Sbraitando in questo modo uscì rapidamente dall'acqua del mare e andò difilato al suo letto dorato. Là trovò, come le era stato detto, suo figlio ammalato.
Prima ancora di entrare cominciò a gridare ancora fuori della porta:
“Bel modo di fare! Ti sei comportato proprio come dovevi per tenere alto il nome della famiglia e il tuo! Hai calpestato gli ordini di tua madre, anzi della tua regina, visto che ti avevo comandato di tormentare la mia rivale con un amore ignobile, e per di più, ragazzino come sei, te la sei presa come amante e pretendi che io sopporti come nuora una nemica! Fannullone! Seduttore! Mostro! Credi di essere capace solo tu a fare i figli? E che io sia così vecchia da non poteme più avere? Ti farò vedere io! Metterò al mondo un figlio molto migliore di te, anzi, per mortificarti ancora di più adotterò uno dei miei schiavetti e gli regalerò le tue ali, e la fiaccola e l’arco e le frecce, e tutti questi arnesi che ti avevo dato perché ne facessi un uso diverso. Intanto in tutte queste cose che hai non c’è niente che provenga dai beni di tuo padreâ€.
Ma tu sei stato viziato fin da piccolo e bisognava tagliarti le unghie finché si era in tempo. Hai avuto anche l’ardire di prendertela con i tuoi vecchi e persino con me, che sono tua madre, proprio io! Tu mi derubi ogni giorno, assassino! e mi hai perfino picchiato, e mi disprezzi come se fossi una povera vedova, senza un briciolo dì rispetto neanche per il tuo padrigno, che è sommo e fortissimo guerriero.
O non è così? E sei arrivato al punto di procurare anche a lui qualche donnaccia per far dispetto a me!
Ma ci penso io, adesso, a farti pentire di questi tuoi scherzi, e a far diventare acide e amare queste tue nozze!
Ma intanto, così presa in giro, che faccio? Dove vado? Cosa posso inventarmi per ridurre all’obbedienza questa tarantola? Dovrei chiedere aiuto alla Castità , mia nemica, che io ho sempre offeso proprio a causa della condotta dissoluta di questo mio figlio? Mi fa orrore il solo pensiero di dover ricorrere a quella donna squallida e rozza.
D’altra parte non posso disprezzare la soddisfazione della vendetta in qualsiasi modo si compia.
Devo servirmi di lei e di nessun’altra, perché castighi questo sciocco, gli spezzi la faretra, gli spunti le frecce, gli distrugga l’arco, gli spenga la fiaccola, e finalmente domi anche lui, con i rimedi più energici
Allora soltanto potrò ritenere che sia stata vendicata l’offesa che mi è stata fatta, quando gli avrà rasato quelle chiome luminose che io stessa con le mie mani gli ho tante volte riordinato, e quando gli avrà tagliato le ali, che io stessa ho cosparso di nettare nel mio senoâ€.
Detto questo corse fuori furibonda, anzi infuriata di un furore degno di Venere.
In quel momento le vennero incontro Cerere e Giunone e, vedutala col volto congestionato, le chiesero perché aggrottasse in quel modo le ciglia oscurando la bellezza fulgida del suo sguardo.
Venere rispose:
“Arrivate proprio in tempo per farmi sfogare la rabbia che ho in corpo! Ma vi prego: cercatemi con ogni mezzo questa Psiche che è fuggita via, che si è volatilizzata! Voi certamente sapete la disgraziatissima storia che si è abbattuta sulla mia famiglia e le belle imprese di colui che non si può più dire che sia mio figlio!â€.
Allora le dee, ben sapendo quello che era accaduto, tentarono di placare l’ira di Venere prendendola con le buone:
“Ma che cosa ha fatto di male tuo figlio, perché tu debba ostacolarne così tenacemente i piaceri e pensare solo a mandare in rovina la donna che lui ama? Che delitto è mai questo, di far la corte a una graziosa ragazza? Ti sei dimenticata quanti anni ha? Eppure lo sai che è maschio e che è giovane! Oppure, visto che non dimostra la sua età , credi sempre che sia un ragazzino? Tu poi, che sei madre e donna ormai assennata, stai lì a curiosare le scappatelle del tuo ragazzo, e non fai altro che condannarne le passioni e gli amori! Non è forse tuo figlio? E non ti accorgi di biasimare in lui, che è anche tanto bello, le tue stesse abitudini, i tuoi stessi piaceri? Qual dio, quale uomo potrà trovare giusto che tu diffonda ovunque nel mondo la passione dell’amore, e che poi a casa tua tu impedisca con asprezza ogni amore, e chiuda la pubblica scuola dei vizi delle donne?â€.
Così le due dee, per timore degli strali di Cupìdo, cercavano dì ingraziarselo benché non fosse presente, patrocinandone la causa.
Ma Venere, indignata perché le offese di cui si lamentava venivano prese poco sul serio, voltò ad esse le spalle e a passi concitati prese la via del mare.
fine seconda parte...
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