Autore: Gatto nel ventO
Data: 17-05-04 15:53
Jago ha la forza di cento uomini.
E' un veterano, Jago.
Jago ha studiato l'arte del combattimento.
Una notte, poco prima che le stelle esplodessero nell'alba, Jago camminava su una grande e lunghissima spiaggia, accompagnato dalla loro luce tenue.
Gli piaceva la spiaggia, perchè sapeva di poter camminare ad occhi chiusi lasciandosi guidare dal rumore delle onde, senza inciampare.
Il vento fischiava senza pungere, e Jago camminava...
ma in un solo istante...
- Sentì una strana sensazione generata da qualcosa a pochi passi da lui, in direzione del mare.
- Sentì un rumore inaspettato
- Ebbe paura
- Fu pronto a combattere
- Strinse l'impugnatura delle due lunghe sciabole
- Le estrasse
- Aprì gli occhi
- Le fece roteare fulmineo.
nel mezzo istante successivo assunse la posizione di guardia e focalizzò i suoi sensi sulla cosa.
Dal mare, a una cinquantina di metri, una barca a remi senza remi, alla deriva, si avvicinava accompagnata dalle onde. Una figura nera come il nero più nero che possiate immaginare era seduta lì, e suonava un flauto in una melodia che non si può descrivere a parole.
Tenendo strette le lame, senza tentare di spiegarsi di cosa si trattasse, Jago realizzò che dalla parte opposta al mare v'era solo intricata foresta, che di notte significa morte quasi sicura.
Terrorizzato, fuggì lungo la riva velocissimo.
Ma.. ma...
*
corre Jago a perdifiato
sulla sabbia umida
corre Jago disperato
*
Ma la figura è sempre lì... alla stessa altezza, sul mare, sempre più vicina, navigando lentamente e in tutta calma verso di lui, accompagnata dal flauto o forse dal vento.
*
corre Jago a perdifiato
tenta di sfuggire al fato
corre vuole andar lontano
ma ogni sforzo sembra vano
*
La barca si faceva vicina, finchè non giunse a pochi metri da lui.
Jago ritrovò la sua marzialità . Si volse verso quella figura simile a una macchia nera.
Stringendo saldamente le sciabole le fece girare rapidamente e le incrociò facendole urtare tra loro, in un'esplosione di scintille.
Lanciò un urlo silenzioso e caricò la barca. I suoi polpacci affondavano nell'acqua incessanti, fece girare ancora le armi accumulando energia e scaricò sulla figura un terribile fendente diagonale.
La cosa nera velocissima evitò il colpo con un rapido movimento laterale.
Jago senza perdere l'equilibrio utilizzò l'energia del colpo andato a vuoto per saltare sulla barca, e menare un altro micidiale fendente destro che coprì una terrificante stoccata sinistra.
La figura si difese con l'incredibile flauto, che fino ad allora non aveva smesso di suonare... e anche il vento smise di fischiare.
Ma Jago non se ne accorse nemmeno, subito si era voltato liberando le spade e colpiva con un calcio che avrebbe spaccato la schiena a un toro.
La figura colpita in pieno cadde in mare, e andò a fondo come un pezzo di piombo...
Jago si voltò scoprì che la barca in quei pochi istanti si era allontanata parecchio dalla riva.
Abbandonò il suo zaino e la sua armatura di cuoio, e prese a nuotare con la forza di un leone.
Ma la riva non si avvicinava mai, e la barca non si allontanava mai.
Finchè, esausto, Jago non vide ancora la nerissima creatura seduta ad osservarlo, giocando con il flauto.
"Sei la morte?" Chiese.
*silenzio*
"Se sei la morte portami via subito, da guerriero."
"non sono la morte" - rispose essa. "sono la verità . Questo mare è la saggezza.
Non importa quanto hai corso lungo le rive cercando di fuggirmi, quando ero ormai troppo vicina non potevi che gettarti. Non importa quanto ti ribelli e mi combatti, sono una verità e sono immortale. E non importa quanto nuoti, nella saggezza non puoi fuggire dalla verità . Il mio flauto è il mio modo di esprimermi e difendermi."
Jago ascoltò allibito.
"non sono la morte" - aggiunse - "ero solo curiosa di vedere se un guerriero rimane tale di fronte alla saggezza."
Fu in quel momento che Jago scoprì che era lui stesso a parlare, immerso fino alla vita nell'acqua scura.
Uscì fradicio e stordito e si distese sulla riva.
Da quando conobbe la saggezza Jago non uccise un solo uomo, ma le sue spade non si arrugginirono mai.
un gatto nel vento di levante
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