Autore: Kirsten
Data: 29-03-04 18:07
Senti' sadicamente il bisogno di tornare quel sabato,per confermarmi quello che gia' si sapeva,e che,se fossi stato talvolta onesto con me stesso,era scritto da un anno nel pentagramma muto della mia memoria,senti' solamente il bisogno di ribadire,in modo insindacabile ,di essere cio' che non desideravo affatto,da cui il mio universo,reale o fittizio che fosse era mosso.
Non che ebbe bisogno di dire molto,perche' in un'epoca simile,i suoi occhi fagocitassero tetti,case e occhi altrui.
Io avrei voluto dirle delle cose,tante cose forse,magari tutte le cose che avevo vissuto in quegli estenuanti trecentosessantacinque giorni,in cui rimestavo a mani nude,cercando 1immagine poco nitida della sua presuntuosa curiosita'.Le dissi che non andava male davvero,anzi,a gonfie vele le dissi,lei e' una di quelle tipe che non ha bisogno di mettere dollari sul piatto per vedere che bleffi,non ne ha avuto bisogno mai,aveva sempre saputo che tra le mie dita c'era una coppia di 9,al massimo.
-Tutto a posto?-mi chiese-Ti vedo 1po'giu'.
-Ma che dici?-
Menzogne non ne avevamo dette mai,a parte quella che saremo rimasti insieme per sempre,ma gli amanti non mentono mai,gli amanti vivono un altro tempo,un tempo loro in cui la menzogna latita e il presente e'perpetuo e immemore.
Io la ricordo a colori quella notte,ma non glielo dissi,e,magari,ma sono illusioni folli da scriba nostalgico,anche lei conserva da qualche parte nella soffitta dei pensieri notturni,qualche scheggia di me,tra i pizzi e i merletti del suo guardaroba da bambina,non a colori pero'.
Quella mattina appena arrivai misi un pezzo indimenticabile dei Maniac Street Preachers,che sopravviveva contro ogni spiegazione umana da due stagioni abbondanti in quel juke box poco duttile,Everlasting si chiamava,il pezzo,non la ragazza.
Le chiesi se voleva ballare con me e lei mi disse perche' avrebbe dovuto farlo..
-Perche' potrebbe essere carino-le risposi.
Mi chiese di scegliere un pezzo ,e se le fosse piaciuto avrebbe ballato con me,ma che ballare purtroppo non era la cosa che sapeva fare meglio,e io le dissi che non era obbligatorio ballare,se non le andava,e che magari bisognava aspettare 4ore dopo mangiato anche per quello ,e che forse non era prudente.
Lei rise,piano come ha sempre riso,come ridono le Veneri che escono dalle conchiglie,volto' gli occhi grigi verso di me e disse che Stella,Stella si chiamava,come quelle che giocano negli occhi dei bambini disse.-Percio' devi essere gentile con me.
Di tutto cio' che e' successo dopo ho solo un flash,i suoni di Juke box lontani ,e noi due seduti davanti alle onde,tra due pedalo' in secca ad aspettare il tramonto,parlando del vivere,del morire e di altri imprevisti,cose che per quanto mi sembrava allora mai e poi mai avrebbero potuto riguardarla davvero da vicino.
Io i ricordi non li amo,ma questo non e' storia di oggi...
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