Autore: Legolas
Data: 18-11-02 09:17
Ciao fatadellaluna, quanto segue è tratto da "il vischio e la quercia" di Riccardo Taraglio (Laureato in antropologia culturale e presidente del gruppo valdostano della Società Teologica Italiana).
Il figlio di una coppia celtica viveva solo alcuni mesi (al massimo qualche anno) con i suoi genitori, poi veniva "adottato" da un'altra famiglia che gli garantiva vitto, alloggio ed educazione fino alla maggiore età , ovvero 14 anni per le ragazze e 17 per i ragazzi (a quell'età si potevano già sposare e i maschi impugnavano le armi). Questa adozione veniva chiamata aice o altoramm (in gaelico, forestage in Inglese).
Si poteva affidare i propri figli a famiglie nobili o valorose, per impartire loro una buona educazione in cambio di un compenso (bestiame, cavalli, oggetti preziosi, etc.) oppure li si poteva affidare ad una famiglia amica che, ovviamente, non esigeva nessun compenso.
I ragazzi adottati dovevano mantenere i genitori adottivi una volta vecchi e stringevano un legame di amicizia/fratellanza con i ragazzi cresciuti assieme a loro in quella famiglia.
Essere allevati da una famiglia importante era motivo di vanto per l'adottato e per i suoi genitori naturali (un po' come aver studiato in una università prestigiosa al giorno d'oggi).
Lo so che nn spiega cosa significava essere mamma fra i celti, ma è quello che ho trovato (se trovo altro te lo mando). Spero di esserti stato utile fatadellaluna, in bocca al lupo per la tua ricerca!
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