Autore: Sibyl
Data: 19-11-04 19:53
Tempo Medico: Vite sprecate nei laboratori
fonte: http://www.tempomedico.it/2004/776/new.php?id=005
La sperimentazione animale non passa il vaglio della
revisione sistematica
Quello sull'opportunità e i limiti della sperimentazione
animale è uno dei dibattiti più accesi e intramontabili
della bioetica. Tradizionalmente alimentato dalla
contrapposizione tra gli argomenti razionali degli
scienziati da un lato e le rivendicazioni morali degli
animalisti dall'altro, si è da qualche tempo spostato su un
piano diverso, in cui spunti critici nascono in seno alla
comunità e scientifica stessa e in cui trovano spazio e
dignità anche i temi, più strettamente filosofici, del
diritto degli animali alla vita e al benessere.
E addirittura dalle pagine del British Medical Journal
arriva una valutazione di merito sulla sperimentazione
animale, che lancia una sfida alla fiducia della sua
attendibilità e utilità tout court e offre una conferma
alle perplessità sollevate dalle ormai numerose
associazioni, nazionali e internazionali, di medici e
ricercatori scettici.
L'approccio rigorosamente evidence based dell'analisi
condotta da alcuni componenti del britannico RATS
(Reviewing Animal Trials Systematically) Group si
preannuncia già nel titolo, che recita: "Dove sono le prove
del fatto che la sperimentazione animale è utile per
l'uomo?" Le prove, dati alla mano, sono sconvenientemente
latitanti. Tanto da far concludere agli autori: "In linea
di principio, non si dovrebbero effettuare nuovi
esperimenti su animali fino a quando non venga fatto l'uso
migliore di quelli esistenti e non sia stata valutata la
loro validità e la loro generalizzabilità alla pratica
clinica".
Il dubbio che molta della sperimentazione abbia poco senso
nei termini della rilevanza clinica dei suoi risultati ha
trovato argomenti fondanti nelle revisioni sistematiche -
poche oltretutto - che hanno messo a confronto studi sugli
animali e ricerche sull'uomo con riferimento a quesiti
clinici particolari.
Per fare qualche esempio: la validità del calcio
antagonista nimodipina nell'ictus non è confermata dagli
studi sugli animali, i quali, in ogni caso, sono stati
condotti parallelamente e non prima degli studi clinici; lo
stesso si può dire delle ricerche sull'efficacia della
terapia laser a bassa intensità nel migliorare la
guarigione delle ferite, con l'aggravante che in questo
caso i modelli animali sono un modello sperimentale poco
adatto perché non presentano le complicanze tipiche della
cicatrizzazione della cute umana; quanto alla trombolisi
nell'ischemia acuta, gli studi clinici hanno rivelato un
rischio di emorragie intracraniche che non era stato
previsto in base ai riscontri negli animali.
"Le sei revisioni sistematiche trovate in Medline evocano
un quadro sconfortante" affermano i ricercatori del RATS.
"Nei casi esaminati i dati emersi dagli esperimenti sugli
animali hanno avuto un peso così irrilevante che verrebbe
da chiedersi perché questi siano stati compiuti e da
mettere in discussione il fatto che fossero davvero
indispensabili".
Alle riserve di fondo circa la trasferibilità di
osservazioni fatte su specie molto diverse dall'uomo, si
aggiungono colpevoli manchevolezze metodologiche, che le
revisioni hanno individuato negli studi sugli animali. "A
quanto pare, randomizzazione e valutazioni in cieco, che
sono requisiti obbligatori per la sperimentazione clinica,
non fanno parte degli standard di quella animale"
denunciano gli studiosi. "Se gli esperimenti sono
discutibili sul piano qualitativo e non forniscono
informazioni utili alla ricerca medica, si può
tranquillamente dire che animali, risorse economiche e
tempo vengono sacrificati invano".
Conclusioni del genere non possono non scuotere le
coscienze: far vacillare l'assioma dell'inevitabilitÃ
assoluta della sperimentazione animale, ma prima di tutto
smuovere il senso di responsabilità dei ricercatori. E
giungono in un momento in cui la crescente sensibilità nei
confronti di questo tema raccoglie parti e interessi
diversi attorno alla domanda di una migliore tutela per gli
animali, compresi quelli da laboratorio, e di uno sviluppo
più deciso delle metodologie alternative.
Anche in Italia, tale pressione incomincia a riflettersi
nell'evoluzione legislativa e istituzionale in materia: è
in dirittura d'arrivo la revisione di un decreto
legislativo che definisce le norme per la protezione degli
animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini
scientifici, e a novembre, facendo seguito ad analoghe
iniziative europee, è nata la Piattaforma italiana per i
metodi alternativi (IPAM), composta da rappresentanti di
istituzioni governative, mondo scientifico, industria e
organizzazioni animaliste. A livello regionale sono in
esame, proprio in questo periodo, due proposte di legge
lombarde che chiedono, tra l'altro, l'abolizione della
sperimentazione a fini didattici, l'approvazione
prioritaria di progetti di ricerca che non prevedano l'uso
di animali, l'istituzione di un Osservatorio regionale
sulla sperimentazione animale e il divieto di allevamento,
cessione e utilizzo di cani e gatti per scopi scientifici.
E in futuro, in soccorso all'impegno protezionista potrebbe
venire anche la Costituzione, che con la modifica
all'articolo 9, di recente approvata dalla Commissione
affari costituzionali della Camera, si impegnerebbe a
tutelare "le esigenze, in materia di benessere, degli
animali in quanto esseri senzienti", facendo dell'Italia il
secondo paese d'Europa, dopo la Germania, che riconosce
agli animali questo status.
di Monica Oldani - Tempo Medico n. 776
1 maggio 2004
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