Autore: Allucinazione
Data: 10-11-04 19:40
La pace è un bene assoluto. Chi è figlio del lungo travaglio della civiltà occidentale non può condividere quest’affermazione distillata in secoli di storia. Ci siamo da poco lasciati alle spalle il secolo Novecento che con le sue tragedie è un monito all’umanità . Il pacifismo, però, spesso è il peggior nemico della pace, non realizza la pacificazione ma nasconde altri fini. Affermarlo può sembrare una contraddizione in termini ma anche questa è una considerazione che nasce dall’esperienza storica. Distinguere, oggi, fra vera pace e pacifismo è doveroso di fronte all’attacco del terrorismo. La parola pace, dal latino pax, ha u na radice che deriva dal verbo pangere che significa “fissare, pattuire”. Questo significa che il grande diritto romano ebbe ben chiara una cosa: non c’è pace senza giustizia o senza il rispetto della concordia fra i popoli. Secoli di storia hanno dimostrato che non è l’arrendevolezza a costruire la pace, bensì, il contrario. A Monaco, nel ’38, una maggiore fermezza da parte di Gran Bretagna e Francia avrebbe potuto fermare Hitler prima dell’irreparabile. Kennedy, che piace tanto alla sinistra, schierò la flotta per fermare Krusciov durante la crisi dei missili a Cuba.
Negli anni Cinquanta il Pci di Togliatti lanciò la prima battaglia “pacifista”, “la “parola d’ordine dei partiti comunisti deve essere la pace” ripeteva il “Migliore”. Erano gli anni della Guerra Fredda e la storia ha dimostrato che quel pacifismo mascherava ben altro: la lotta alla Nato, cui l’Italia aveva aderito, e agli Usa alleati dell’Europa. Il pacifismo dell’epoca altro non era che la quinta colonna del sovietismo, altrimenti non si piegherebbe perché quei pacifisti conservassero le armi nei fienili dell’Emilia.
Alla fine degli anni Settanta abbiamo assistito a un altro pacifismo quello che si scagliava contro gli euromissili con cui la Nato voleva riparare allo spaventoso squilibrio militare a favore del Patto di Varsavia. Era il pacifismo che gridava nei cortei “meglio rossi che morti”, come quello di oggi che si presenta con le immagini di Che Guevara, il quale predicava la guerra rivoluzionaria. Anche quello si è rivelato un falso pacifismo che si finanziava con i rubli di Breznev. E alla fine anche la sinistra più avveduta ha dovuto riconoscere che gli euromissili furono una scelta doverosa.
Lo Statuto di San Francisco delle Nazioni Unite del 1945 e altri fondamentali trattati come la Convenzione di Ginevra del 1949 e i Protocolli aggiuntivi del 1977, riconoscono un jus belli ac pacis, un diritto a ricorrere alle armi per la pace. Fare la pace, secondo una lunga tradizione giuridica e filosofica, non significa solo cessare le ostilità , ma soprattutto instaurare uno Stato giuridicamente regolato, giusto e riconosciuto e che tende ad avere una certa stabilità . In particolare, una pace non è tale se non si fonda sulla giustizia e sulla libertà . Si potrebbe continuare a lungo nella elencazione dei casi storici che mostrano come spesso il pacifismo abbia messo a rischio la pace. L’unico vero pacifismo che la storia recente ricorda e per il quale deve esserci massimo rispetto è stato quello del mahatma Gandhi. Per il resto l’esperienza insegna come il trinomio pace, libertà e giustizia sia inscindibile e la mancanza di uno dei tre elementi compromette l’equilibrio generale. E’ stato così nella ex Jugoslavia dove in nome del pacifismo, che non volle per lungo tempo l’intervento, Milosevic ha avuto mano libera nella pulizia etnica in Bosnia e Kosovo.
In questa prospettiva si comprende bene che il pacifismo pilatesco, come di recente opportunamente sottolineato da Gianfranco Fini, rappresenta spesso il nemico della vera pace perché non tiene conto della complessità della realtà dove spesso la costruzione della pace richiede fermezza e attenzione alle regole. Il terrorismo agisce contro la libertà e la giustizia dei popoli, per questo è contro la pace, per combatterlo occorre fermezza e determinazione.
Fonte : da “il Giornale” del 5 ottobre 2004

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